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Escursioni Naturalistiche sulle orme della Grande Guerra

a cura di Gardacanyon

 

“Anche l’Italia ha la sua Grande Muraglia e non lo sa. Ignora di possedere l’unico fronte di montagna d’Europa, un balcone scolpito su nevi eterne, monoliti di dolomia, fiumi e strapiombi.” Paolo Rumiz

 

Vi guideremo attraverso la storia e la meraviglia dei panorami montani, lungo la linea del fronte bellico a 100 anni di distanza da quel triste evento, alla scoperta di trincee, baraccamenti, postazioni di artiglieria, casematte. Seguiremo sentieri, mulattiere e audaci strade militari che, tutt’oggi, presidiano ancora i territori circostanti.

 

LE ESCURSIONI  -  LA GRANDE GUERRA  -  IL FRONTE

 

LE ESCURSIONI

Di seguito si riporta una veloce selezione di itinerari dove è possibile osservare i resti di baraccamenti militari, trincee, mulattiere, case matte, ripari di sentinelle, postazioni di artiglieria, eccetera e sentire raccontare alcuni aspetti storici relativi a quanto incontrato.
Tutte le escursioni tematiche proposte sono comunque tese anche ad evidenziare gli aspetti naturalistici (botanico, zoologico e geologico), panoramici, antropici e storici della località visitata. Durante l’escursione, la conduzione della gita e gli aspetti didattici sono affidati all’Accompagnatore di Media Montagna.


Proponiamo percorsi semplici, adatti a tutti, singoli e famiglie, ma anche più impegnativi per un pubblico di escursionisti esigenti. A richiesta, siamo disponibili a fornire il pacchetto completo, comprensivo di viaggio ed eventuale soggiorno. Per ogni escursione, la quota giornaliera relativa al solo accompagnatore è di 295,00€: una guida ogni 20/25 persone (non comprende spese di trasporto e pernottamento):


- Capo Reamol
- Forte di Valledrane
- Lago della Vacca
- Monte Cas
- Monte Pagano
- Monte Stino
- Monte Tombea
- Passo del Bruffione
- Passo del Termine
- Passo Nota - Monte Carone
- Piana del Montozzo - Rifugio Bozzi
- Valvestino - Bocca Cocca

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LA GRANDE GUERRA

La prima guerra mondiale è conosciuta anche con il termine di “Grande Guerra” perché così apparve alle popolazioni che vi si trovavano coinvolte. Era una guerra “Grande” non solo per estensione dei fronti e per numero degli stati coinvolti: mai prima c'erano stati tanti soldati in trincea, tante armi in dotazioni agli eserciti, tante industrie impegnate a sostenere lo sforzo bellico. E, inoltre, il mondo veniva da cento anni di “quasi pace”.
Sulla prima Guerra Mondiale, di cui ricorre nel 2014 il 100° anniversario dell’inizio del conflitto, sono stati scritti libri, trattati, poesie. Sono stati messi in scena spettacoli teatrali. Si sono tenute conferenze e dibattiti. A differenza di altri conflitti, anche di enorme portata, questo evento bellico ha segnato indelebilmente il cammino ed il futuro dell’umanità, anche grazie al fatto che moltissime tangibili testimonianze di quanto accadde, sono ancora intatte. Per il semplice motivo che le battaglie si sono svolte in località di montagna dove, una volta arrivato il tempo di pace, difficilmente qualcuno si è preso la briga di andare a smantellare quanto realizzato, con immane fatica, da migliaia e migliaia di soldati di entrambi gli schieramenti. Invece le costruzioni militari realizzate in luoghi dove era comodo ricostruire, sono andate definitivamente perdute e con esse anche i ricordi e l’anima di chi li ha costruiti e magari ci ha perso la vita.
Se oggi siamo una nazione libera e democratica, lo dobbiamo anche in buona parte a chi, cento anni fa, ha dato la vita in un cruento conflitto di cui è bene onorare il ricordo, gli atti di eroismo e le nefandezze che da sempre accompagnano ogni guerra.

I percorsi proposti si prefiggono di calpestare i sentieri delle nostre montagne bresciane (molti dei quali realizzati proprio dai militari per la Grande Guerra) a toccare con mano le sofferenze, la fatica, il dolore di quei giorni. E’ bene non dimenticare che un secolo fa la temperatura media del pianeta era inferiore di circa 1 grado centigrado. Può sembrare poco, ma è un’enormità. Si consideri che durante l’ultima glaciazione, terminata 20.000 anni fa, quando i ghiacciai ricoprivano l’attuale lago di Garda (formatosi proprio grazie all’azione di quest’ultimi)  la temperatura media della terra era inferiore di soli 3 gradi centigradi rispetto all’attuale… Tanto è vero che si devono annotare, sui fronti montani, più morti per cause meteorologiche (freddo, slavine, congelamenti) che per cause belliche. I problemi più gravi che dovettero affrontare gli eserciti impegnati nella Guerra Bianca furono quelli legati all'impervietà del terreno ed alle condizioni climatiche estreme. Le montagne dei tre gruppi montuosi sono infatti assai elevate (con quote mediamente superiori ai 2000 metri, fino ai 3.905 metri s.l.m. della vetta dell'Ortles) e difficili da percorrere: tanto più ci si allontanava dai fondo valle tanto più per i trasporti fu necessario ricorrere agli animali da soma ed alle spalle degli uomini, anche per i pesantissimi carichi dei materiali d'artiglieria.

Solo col procedere del conflitto negli anni si realizzò una fitta rete di strade, mulattiere e sentieri, tale da raggiungere gli avamposti nei luoghi più impervi; negli ultimi due anni di guerra fu infine sistematizzato l'uso delle teleferiche, ma la stessa realizzazione di queste infrastrutture, strade e teleferiche, fu forse l'impresa della Guerra Bianca che richiese più energie e sacrifici. In alta montagna le escursioni termiche sono notevoli e, al di sopra dei 2500 metri sono normali anche d'estate temperature al di sotto dello zero. D'inverno, poi, il termometro scende anche diverse decine di gradi, e, negli anni del conflitto si registrarono spesso temperature inferiori ai 35°C sotto lo zero. Il clima muta in tempi rapidi e le tormente sono all'ordine del giorno, non solo nei mesi più freddi. Infine gli inverni del 1916 e del 1917 furono fra i più nevosi del secolo, con precipitazioni totali registrate superiori ai 16 metri. Questo rese oltremodo difficile la permanenza delle truppe in alta quota obbligando gli uomini a continui lavori di scavo e di sgombero della neve; ma soprattutto la grande quantità di neve caduta aumentò spaventosamente il rischio di valanghe, falcidiando pesantemente le corvèe di entrambi gli schieramenti.

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IL FRONTE

Per dare una veloce connotazione al fronte alpino, è utile osservare la mappa qui sotto riportata, per capire quanto fosse estesa la linea dei combattimenti, e quindi delle postazioni, che ancora oggi possono essere osservate.

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